RIFLESSIONI
Le
Fasi Più Importanti del Martinismo
Nebo
Il Martinismo è una
delle forme occidentali con cui si riveste la Iniziazione Una e sotto tale
aspetto va attentamente esaminato e studiato.
Ma sul Martinismo, inteso nella sua più ampia accezione, esistono pareri,
punti di vista, terminologie che lo rendono estremamente confuso nella comprensione
del suo messaggio, delle sue tecniche e delle possibilità ch’esso
offre agli uomini di «desiderio» e di «volontà».
Il presente schema, presentato al congresso Martinista italiano del ‘72,
vuole apportare chiarezza nel problema stabilendo i momenti più importanti
del Martinismo.
In pratica, quasi tutti definiscono il Martinismo come una dottrina filosofica,
un movimento di idee ed un Ordine costituito per propagandarle, che si riconnettono
a Louis Claude de Saint Martin da cui avrebbero avuto origine.
Egualmente si definisce con il termine di Martinezismo quella corrente di idee,
quella visione del mondo e quell’insieme di pratiche rituali atte a realizzarne
i presupposti teorici, stabilite da Martinez de Pasqually, il Maestro di Louis
Claude de Saint Martin.
Con il termine di Willermozismo si indica l’adattamento massonico di
queste che ne fece Giovan Battista Willermotz.
Ciò chiarito, diciamo subito che accettiamo tutte queste definizioni,
ma solo per indicare alcuni momenti del Martinismo che vediamo come una corrente
unica, iniziatica su cui si innestano di volta in volta tecniche e particolari
teorie e particolari «adattamenti» dei diversi Maestri del Martinismo
stesso e ciò in armonia e conseguenzialmente con la teoria dei Superiori
Incogniti, Uomini liberi, liberati, in possesso di ogni potestà iniziatica,
teorizzante, tecnica, rituale ecc. ecc..
È
evidente che da quanto detto emerge che per noi il Martinismo è unico,
unico ne è il filone anche se le forme, le tecniche, gli adattamenti,
divergono nel corso delle età ed in rapporto al mondo profano su cui
opera ciascun Iniziatore.
Sottolineo questa visione e questo punto di vista perché esso è in
realtà la chiave della comprensione globale del Martinismo, delle apparenti
differenze, degli indirizzi diversi, ma mai contrastanti nella loro essenza.
Se manca questa comprensione globale, questa visione totale che spazia e si
incrocia necessariamente con altre «forme» della iniziazione integrandosi
in esse a formare un tutto unico, se manca - ripeto - questa comprensione globale...
allora casca l’asino.
E l’asino non solo casca ma letteralmente «rovina» quando
per effetto di una imperfetta iniziazione (per effetto di una imperfetta realizzazione
della Iniziazione sarebbe meglio dire) un Superiore Incognito Iniziatore in
possesso di una trasmissione valida, travalica i limiti del buon senso ritenendosi
un dio (minuscolo) in terra pretendendo che tutti giurino sui suoi... insegnamenti
(?!) che purtroppo non sono che quelli strettamente legati alla sua comprensione
delle cose e delle cose dietro le cose, alla sua cultura, e sottolineo, alla
sua struttura psicofisica e conseguentemente alle sue possibilità.
Il Martinismo è strettamente legato all’insegnamento di Martinez
de Pasqually, di cui ci occuperemo altra volta più diffusamente, il
quale a sua volta operò una sintesi delle conoscenze iniziatiche nell’area
occidentale includenti la cabbalà, la gnosi, l’alchimia ecc...
ed a cui dette una specie di «veste» cristiana per poter avere
un linguaggio comprensibile nell’ambiente in cui svolgeva il suo lavoro
di Iniziatore e di Istruttore.
Non riuscire a distinguere la unicità della fonte attraverso le diverse
manifestazioni esterne di essa ed attraverso le diverse forme di tecniche consigliate
(strettamente legate alle diverse strutture psicofisiche), significa non aver
acquisito quella comprensione iniziatica indispensabile per chi ha raggiunto
un certo livello di realizzazione in senso reale e non soltanto a parole. Ed è proprio
per questo che lasciamo i cani addentare l’osso se altro non sono in
grado di fare. L’osso resterà sempre il loro massimo ideale! Ed
i loro latrati l’accompagnamento «giusto e perfetto».
Ai cani latranti per l’osso sarà sufficiente ricordare la seguente
lettera scritta da Louis Claude de Saint Martin al suo amico e corrispondente
Kirchberger. (E si noti bene che Saint Martin aveva abbandonato le tecniche
insegnategli dal suo Maestro Martinez de Pasqually!).
«
La nostra prima scuola (quella di Martinez) aveva delle cose preziose. Io sono
anche portato a credere che Pasqualis, di cui mi parlate e di cui vi debbo
dire che era il nostro Maestro, aveva la chiave attiva di tutte quelle cose
che il nostro caro Boheme espone nelle sue teorie e che non ci stimava ancora
in grado di sostenere tutte queste alte verità.
Possedeva ancora delle conoscenze che il nostro Boheme non conosceva, o non
ha voluto far vedere di possedere quali il pentimento dell’essere perverso
su cui il primo uomo era stato incaricato di sorvegliare. Questa idea mi sembra
degna d’essere inclusa nel piano universale delle cose benché io
non ne abbia avuto alcuna dimostrazione positiva eccezion fatta della sua comprensione
intelligente. Quanto a Sophia ed al Re del mondo, non ci ha fatto alcuna rivelazione,
lasciandoci con le nozioni ordinarie su Maria e sul demonio. Tuttavia non potrei
darvi assicurazione ch’egli non ne avesse conoscenza, anzi sono ben persuaso
che prima o poi vi saremmo giunti se lo avessimo conservato per un tempo più lungo,
mentre la morte ce lo ha rapito mentre cominciavamo a marciare di conserva.
E così il silenzio del vostro amico Divonne, su questo punto non prova
niente, dato che questo amico non ha seguito la nostra scuola. [...] Da quanto
sopra emerge che si può far benissimo un eccellente matrimonio tra la
nostra prima scuola e quella dell’amico Boheme. È a questo ch’io
lavoro e vi confesso che trovo i due sposi così ben armoniosi ch’io
non conosco nulla di più completo...» (Saint Martin a Kirchberger
11-7-1796).
Saint Martin che, secondo gli incompiuti, ha creato una cosa «differente»,
confessa con pieno candore che malgrado tutto, egli resta fedele alla essenza
della iniziazione trasmessagli di Martinez!
Ed ecco i «momenti» del Martinismo.
a) Martinismo primitivo o martinezismo. Ha come ispiratore Martinez de Pasqually
e come espressione l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo,
includenti la classe segreta dei Reau+Croix in cui, è bene precisare,
erano ammesse anche delle donne. Questa precisazione comporta la necessaria
deduzione che per raggiungere il massimo grado dell’Ordine non era necessario
l’appartenenza alla Massoneria in quanto le donne allora non vi erano
affatto ammesse.
Sul problema delle donne nel Martinismo e nel Martinezismo rimando agli atti
del Congresso Martinista di S. Leo del 1969.
L’iter iniziatico proposto da Martinez, consisteva in una pratica progressiva
di natura magico-teurgica.
b) Martinismo antico. Ebbe due ispiratori che crearono due scuole con tecniche
completamente differenti:
1°) Giovan Battista Willermotz, discepolo diretto di Martinez, creò l’Ordine
dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa di Gerusalemme, modificando
l’Ordine massonico della Stretta Osservanza Templare. La tecnica seguita
era prevalentemente ritualistica ed operativo-massonica. Da segnalare che secondo
il costume dell’epoca si ebbero delle degenerazioni in pratiche spiritualistiche
soprattutto nella zona di Lione. L’originario insegnamento teorico di
Martinez venne conservato e celato nei gradi segreti dei Professi e dei Grandi
Professi i quali ultimi prendevano anche il nome di Silenziosi Incogniti (S.I.).
2°) Louis Claude de Saint Martin, discepolo diretto come Willermotz di
Martinez, abbandonò anch’esso le tecniche operative Cohen collaborando
dapprima con i C.B.C.S. per staccarsi successivamente da ogni ritualità di
tipo massonico e per praticare la via cosiddetta «cardiaca» ad
indirizzo mistico-filosofico. Mentre sia i Cohen, sia i C.B.C.S. operavano
nell’ambito della Massoneria superiore, L.C. de Saint Martin, si indirizzò verso
il mondo profano ove praticamente operò sino al termine della sua vita.
Creò dei gruppi che Amdou, noto studioso e storico del Martinismo, chiamò degli «Amici
Intimi» in cui sembra si perpetuasse la trasmissione del grado di Cohen
di Sovrano Giudice (S.I.).
Necessariamente sottolineiamo che le opere di Saint Martin erano adottate come
testi validissimi dai C.B.C.S. e che sovente soprattutto nell’Europa
orientale e nel Nord le due scuole si confusero assieme dando vita alla cosiddetta
Massoneria di Saint Martin.
c) Martinismo moderno. Papus fu il riorganizzatore principale (se non l’unico)
di tale forma di Martinismo che si diffuse notevolmente nel periodo antecedente
la prima guerra mondiale e che talvolta assunse anche aspetti competitivi con
la Massoneria. Il suo indirizzo non fu certamente unico anche se in esso possono
notarsi delle tinte spiccatamente gnostico cristiane o massoniche a seconda
dei raggruppamenti.
d) Martinismo contemporaneo. Ha come primo ispiratore e riorganizzatore Robert
Ambelain. In esso permangono indirizzi differenti ereditati dal Martinismo
moderno che, come si verifica particolarmente in Francia, giunge a degenerazione
mistico-cristiane.
È
chiaro che entro i limiti di un articolo è sufficiente la esposizione
dello schema e non il suo svolgimento od i relativi commenti.
Quello che ci interessa aggiungere è ch’esso trova una sua proiezione
nel Martinismo Italiano. Qui in Italia possiamo distinguere o suddividere
le diverse fasi in antica, moderna e contemporanea, mancando effettivamente
e praticamente la fase primitiva, infatti solo due o tre Cohen risultano
essere esistiti e questi ben presto confluirono nei C.B.C.S..
Il Martinismo antico fu diffuso particolarmente in Piemonte, nella Lombardia
e nell’Italia del sud.
Quello moderno ebbe delle caratteristiche particolari perché subì necessariamente
la influenza della scuola ermetica italica, basti ricordare che il Maestro
Giuliano Kremmerz collaborava alla stesura della rivista martinista «O
Thanatos» stampata per due anni dal Banti. Ricorderemo solo di sfuggita
agli amici che si ebbe una scissione in due rami. Uno proclamò la
sua universalità rimanendo così avulso dal Martinismo mondiale,
l’altro restò fedele alla linea del Bricaud con Vincenzo Soro
che non poté portare a termine l’iniziato processo di chiarificazione
per la sua immatura scomparsa a causa di una caduta da cavallo.
Nel Martinismo moderno si ebbero anche, nell’immediato dopoguerra,
delle caratteristiche degenerative, mentre una nuova onda Martinista proveniente
direttamente dalla scuola di Robert Ambelain creava dei presupposti per una
riunificazione risultata successivamente impossibile proprio a causa della
diversità di formazione e di tecniche iniziatiche. Il primo gruppo
infatti accentuava un aspetto operativo individuale e collettivo, mentre
l’altro cercava di evitare qualsiasi operatività se non interiore...
Il Martinismo contemporaneo vede la esistenza in Italia di due gruppi principali.
Quello proveniente dalla discendenza di Roberto Ambelain e quello che continua
il martinismo papusiano pre guerre mondiali.
Il primo è in possesso di una tecnica individuale operativa e di una
tecnica collettiva operativa (su cui si tornerà in proseguo di tempo)
su base ermetico kabbalistica.
Nel secondo gruppo non sono evidenziati indirizzi precisi se non una coloritura
tradizionalista (Guénon ed Evola) che non è omogeneamente accettata
da tutti i membri e ci sembra soprattutto carente di una qualsiasi tecnica
da utilizzate per lo sviluppo verticale dell’essere.
Ambedue i gruppi possiedono tuttavia una regolarità orizzontale iniziatica
pur variando anche i «modi» e le «tecniche» della
trasmissione. Per completezza affermiamo che esistono anche i «conservatori» delle
tradizioni willermoziste che tuttavia non manifestano una marcata attività per
ragioni che non è possibile esporre esulando dal fine della presente
nota.
Differenze
di polarità tra uomo e donna
Nebo S.I.I
Nel Martinismo
in rapporto al tipo di lavoro eseguito dai diversi raggruppamenti — seguenti
ciascuno una loro particolare tecnica — notiamo differenti
posizioni in rapporto al problema della utilizzazione della donna
al lavoro di gruppo.
Ciò spiega le apparenti divergenze.
Per Martinez de Pasqually, il Maestro fondatore del Martinezismo (il
cui gruppo lavora teurgicamente), non esistevano quelle ragioni adottate
dai Massoni per non ammettere le donne nel lontano 1770 o giù di
lì, e cioè la frivolezza, le indiscrezioni, le possibili
rivalità amorose che poteva provocare la loro presenza nel «tempio» — come
scrive il Le Forestier.
Il vero motivo era di ordine metapsichico: egli considerava le donne
come non idonee perché negava loro il potere di comandare agli
spiriti sia buoni che cattivi. Del resto la cosiddetta «inferiorità» della
donna dal punto di vista teurgico è un retaggio biblico e noi
sappiamo che Martinez era praticamente un kabbalista cristiano (ammesso
che così ci sia facile inquadrarlo anche se ciò non corrisponde
esattamente alla verità).
Sempre secondo la «reintegrazione» il trattato del Maestro,
ammettendo le donne ai lavori teurgici, gli Eletti Coehn rischiavano
di comprometterne il successo in quanto esse rappresentavano l’Eva,
il frutto della prima caduta dell’Uomo-Dio. E questo ragionamento
può essere valido ammettendo la «caduta». Per la
stessa ragione Reau+Croix non doveva avvicinarsi alla donna (fattore
dissolvente e acqua corrosiva anche secondo gli Alchimisti ed i Tantristi)
per 40 giorni prima delle Operazioni. La stessa interdizione è conservata
in altre fraternità occulte occidentali.
Questa rigida posizione era tuttavia attenuata dagli Statuti e dai
regolamenti dell’Ordine in cui veniva stabilito che le donne
potevano essere ammesse a condizione che «una prova diretta o
fisica della Chose stessa» si fosse manifestata nel corso dello
scrutinio teurgico eseguito per giustificare la loro iniziazione.
Dobbiamo aggiungere tuttavia che egual trattamento era riservato agli
uomini. Di che cosa si trattava? La «chose» designava l’eggregoro
dell’Ordine; prima di ammettere dunque una donna nella catena,
si interrogava l’eggregoro: una sua risposta positiva, mediante
l’osservazione di un «passo», apriva le porte della
Iniziazione.
Diversamente pensava Louis Claude de Saint Martin. Egli scrisse nella
corrispondenza intercorsa tra lui e Willermotz in occasione della ammissione
della sorella nell’Ordine: «L’anima femminile non
esce dalla stessa sorgente da cui proviene quella rivestita di un corpo
maschile? Non deve compiere la stessa opera, lo stesso spirito da combattere
e gli stessi frutti su cui sperare?».
«
Tuttavia — raccomanda — persisto nell’opinione che
le donne tra di noi debbono essere in piccolo numero e soprattutto
scrupolosamente esaminate». E la ragione forse è contenuta
in questa frase: «La donna mi è apparsa migliore dell’uomo,
ma l’uomo più vero della donna».
Altro aforisma che dobbiamo riportare anche se non interessa dappresso
il nostro argomento, ma che forse corrisponde a verità, è questo: «Le
grandi verità non si insegnano bene che nel silenzio, per contro
la necessità delle donne è che si parli e che loro parlino
ed allora tutto si disorganizza come io stesso — parla Saint
Martin — più volte ho sperimentato».
Saint Martin, che era un mistico, approva dunque l’ammissione
delle donne anche nei gruppi operativi, ma dà tuttavia queste
istruzioni!... «io impiegherei al vostro posto, per tutte le
donne, delle parole di semplice potenza quaternaria, mentre all’uomo
lascerei riservate quelle di doppia potenza». La cerimonia doveva
essere eguale a quella degli uomini così come eguali erano i
tracciati sul suolo.
L’Ordine Martinista Francese di Papus dà per contro alla
donna le stesse prerogative che vengono concesse all’uomo, inclusa
quella di «seminare», forse in ricordo di Amelia de Boisse
de Mortemart. In altri gruppi Martinisti ed in Italia vengono tenuti
presenti alcuni fattori e le cose si svolgono differentemente. Ne parlerà Aldebaran.
Si tratta ora di tirare le somme di quanto abbiamo riferito.
Nei gruppi operativi Martinisti, come abbiam visto, esiste una differenziazione
tra potenzialità maschili e potenzialità femminili; in
genere è l’Eggregoro che decide; nei raggruppamenti mistici,
per contro, tale differenza non può esistere.
Ciò è spiegabile se si conosce il problema delle polarità.
La donna nel suo complesso è negativa, ricettiva, l’uomo
per contro è positivo, emette.
È
una pura questione energetica. Non staremo qui a dilungarci sulla storia
dei corpi sottili alla maniera teosofica ed occultistico-spiritualista — anche
perché sono tutte cose fritte e rifritte e note almeno a chi è giunto
fino al Martinismo.
Ricorderemo semplicemente che il corpo umano può essere considerato
come una stazione ricevente e trasmittente, come un agglomerato energetico
avente una continuità di scambi con l’energia che lo circonda,
sia essa libera che gravitante intorno ad altri nuclei. La magia e
la teurgia si basano su tale assunto e tale assunto è la chiave
di ogni contatto teurgico.
Ora nell’uomo vi sono quattro stazioni riceventi che sono le
due palme delle mani e le due piante dei piedi, nella donna, e questo
la rende recettiva al massimo (vedi funzione del sacerdozio femminile
negli antichi tempi), ve ne è una quinta: la yoni.
E vi sono nell’uomo 20 stazioni emittenti rappresentate dalle
dita delle mani e dei piedi; nell’uomo una ventunesima stazione
in più che lo rende positivo: il fallo.
E se l’uomo è un essere che deve combattere la sua battaglia
quaggiù con i piedi in terra e non con la testa sulle nuvole,
e la matematica è matematica, gli arcani — che sono semplici
e candidi come pargoletti innocenti — sono chiari a chiunque!
Con ciò noi non disturbiamo neppure il padre Adamo come era
costretto a fare il nostro maestro Martinez de Pasqually.
Ma non sostengo né voglio concludere che la teurgia ed il resto
non si addica alla donna... no, lo stesso Martinez interrogava la «Chose» non
potendo dosare gli ormoni... alla donna sono aperte anche le porte
della teurgia, ma non a tutte.
Vediamo il perché.
Alcuni occultisti hanno paragonato l’uomo ad una pila in cui
il costituente positivo è rappresentato dal Sole (lo spirito,
per intenderci, maschio), il costituente negativo dalla Luna (l’apparato
sensoriale femmina), l’intermedio tra i due ove avvengono le
reazioni il Mercurio (neutro) ed il corpo ove si manifestano il Saturno
(o in termini differenti ma esprimenti la stessa cosa: polo positivo
lo spirito, negativo il «corpo», neutro l’anima).
Potremmo dire qui tante cose, ma è chiaramente adombrabile che
se non vi è unione del maschio con la femmina, del sole con
la luna, sì da generare il «nostro Mercurio», il
saturno rimarrà sempre l’asino descritto da Apuleio e
potrà mangiare tutte le rose ch’esso incontrerà sulla
sua strada senza che avvenga il miracolo della trasformazione in Re.
È
così che una prima suddivisione in termini energetici è stata
fatta per il «complesso umano».
Però non è tutto qui, occorre che il sole sia sole, maschio,
positivo, e che la luna sia luna, femmina, negativa, altrimenti nessuna
unione sarà possibile se non in forme aberranti dalla natura...
forme distorte e come tali rigettabili, ammesso poi che sia possibile
far scoccare la «scintilla».
Dirò di più a chiarimento di questa suddivisione in polarità.
Una schematizzazione simile non deve trarre nessuno in inganno ed è perfettamente
inutile fare dei conti e vedere ch’essi non tornano. Questa schematizzazione
va costruita, va resa vivente perché essa esista; se non esiste,
allora è presto fatto, abbiamo un saturno/luna-negativo ed un
sole (se ci fosse) positivo.
Sotto un tale profilo dobbiamo subito chiarire una prima presa di posizione.
Dice un eminente occultista, il Kremmerz, che, nella esplicazione della
vita, tutti gli esseri umani, ma le donne in maggior numero, posseggono
in permanenza la «coscienza vigilante» in tutti gli atti
della loro manifestazione esterna. Ora, per questo Autore, la «coscienza
vigilante» è in stretto rapporto con la coscienza dell’uomo
storico, cioè dell’Io imperituro, tanto per capirci. Una
sua labilità favorisce — continua il Kremmerz — l’ingresso
delle ombre e delle illusioni. Questo non è un ostacolo, tuttavia
occorre tenerlo presente quando si deve operare insieme ad elementi
femminili. Voi tutti sapete che il Kremmerz ammetteva nei suoi circoli
e nella sua catena anche le donne; quanto ho detto non deve allarmare,
ma deve essere conosciuto perché con facilità si può ovviare
a qualsiasi inconveniente.
E poiché abbiamo citato il Kremmerz — che è un
maestro provato — riferiamo un’altra nota desunta dai suoi
lavori.
Egli afferma che l’essere umano, distinto per le particolarità del
sesso, può rispondere a quattro casi speciali:
Corpo fisico maschile - fluidico maschile;
Corpo fisico maschile - fluidico femminile;
Corpo fisico femminile - fluidico maschile;
Corpo fisico femminile - fluidico femminile.
In altri termini, fluidicamente o energicamente parlando, una donna
può essere positiva (quindi maschile) o negativa (quindi femminile).
Egli aggiunge che un uomo positivo sui due piani si completa con una
donna negativa sugli stessi piani. Che un uomo positivo fisicamente
e negativo fluidicamente si completa con la donna negativa fisicamente
e positiva fluidicamente. E questo spiega il perché delle particolari
tecniche delle operazioni condotte da un uomo ed una donna insieme
e chiarisce altresì che non è di fondamentale importanza
il sesso per determinare il ruolo che una donna può rivestire
in una comunità iniziatica, ma la sua carica. Scientificamente
troviamo la conferma di queste vedute con lo studio della endocrinologia
e degli ormoni e del loro tasso circolante nel sangue nonché degli
effetti di detti tassi... resterebbe semmai da chiarire quale cosa
sia più determinante e cioè se il tasso ormonale è un
effetto o una conseguenza, ma, non essendo questo il nostro problema,
lo accenniamo appena, lasciando a chi vuole trarne le conclusioni.
Ai fini di un lavoro osirideo — ed i Fratelli che seguono ci
diranno che cosa intendo dire — potremo stabilire una scala di
valori che dovrebbe essere la seguente:
1° Idoneità massima per l’uomo positivo fisicamente
e fluidificamente;
2° Idoneità per la donna negativa fisicamente, ma positiva
fluidificamente;
3° Idoneità per l’uomo positivo fisicamente, negativo
fluidificamente;
4° Nessuna idoneità osiridea, ma solo isiaca, per la donna
negativa fisicamente e fluidificamente.
Se in quanto ho detto, e nelle conclusioni che ho tratto, vi fossero
errori, tutti sono liberi di apportarvi le loro correzioni.
Resterebbe ora — per completare il tema delle polarità — dover
parlare dell’androgino. Noi non lo faremo perché la tematica
generale è dedicata alla donna, ma vi sottoponiamo un disegno
ed una nota di un nostro maestro passato, Stanislao de Guaita, lasciandovi
alla sua meditazione, e scopriremo così anche una concordanza
con quanto precedentemente abbiam detto.
Riassumiamo:
La legge dell’equilibrio vitale permette di localizzare a priori
non solo la bipolarità di ciascuno dei tre sistemi dinamici:
intellettuale, animico, astrale (ricordiamo il sole, il mercurio, la
luna di sopra), ma i termini di una polarizzazione di inversa reciprocità e
complementare che dall’intellettuale va al fisico da un lato
nel maschio e dall’altro nella femmina.
Questa è la chiave assoluta della biologia occulta, di natura
universale, ma che limitiamo alla fisiologia umana ed alla biologia
dell’androgine umano. Il che equivale — aggiungiamo — a
quel che diceva il Kremmerz.
Il Guaita formula così la legge:
Il maschio è positivo nella sfera sensibile, negativo nella
sfera intellegibile.
La femmina, inversamente, è positiva nella sfera intellegibile,
negativa nella sfera sensibile.
Inversamente complementari, il maschio e la femmina sono neutri nella
sfera mediana psichica.
Questa similitudine animica è anche il solo loro punto di fusione. Applicando questa legge universale alla coppia umana e considerando che nell’essere umano vi sono i seguenti tre centri «occulti» di attività:
1° intellettuale: localizzato nel cervello e di cui il polo occulto
risiede nelle circonvoluzioni superiori di questo organo;
2° animico: localizzato principalmente nel cuore e nel gran simpatico
e di cui il centro occulto non è altro che il plesso solare;
3° sensitivo: che distribuisce l’energia ai diversi organi
dei sensi e di cui il polo occulto corrisponde all’organo genitale,
diremo che
- nell’uomo l’organo genitale è maschile o positivo
ed il cervello femminile o negativo
- nella donna l’organo sessuale è femminile o negativo
ed il cervello maschile o positivo
- nell’uomo e nella donna il plesso solare costituisce il punto
centrale equilibrante dell’intero organismo.
L’essere maschile significa produrre il seme, l’essere
femminile significa ricevere il seme, elaborarlo, svilupparlo. Eguale
significato ha attivo e passivo. Ora se ciò ben si comprende
per gli organi sessuali, è di difficile comprensione per il
cervello ove si manifesta la contropolarità del sesso.
Ora — afferma il de Guaita — il cervello maschile della
femmina dà lo sperma intellettuale, il germe delle idee; è questo
cervello maschile della donna che feconda il cervello femminile dell’uomo
e sono i centri animici o mediani che divengono il luogo proprio della
cupola, mentre la fecondazione avviene quando il sentimento si sublima
per raggiungere il cervello, ove riprende la sua prima qualità di
sperma ideale indovato nell’utero.
In tal modo possiamo stabilire la seguente equazione:
cervello della donna fallo dell’uomo
cervello dell’uomo vagina della donna
Naturalmente qui è valida la legge per cui i contrari si attirano
ed i simili si respingono. Dobbiamo riassumere queste istruzioni e
pertanto lasciamo agli amici trarne tutte le possibili deduzioni. Quanto
al centro mediano equilibrante i due poli occulti (intellettuale o
cerebrale e sensitivo o genitale), affermiamo ch’esso è neutro
sia nell’uomo come nella donna. Esso rappresenta il punto equilibrante
sia della bilancia bipolare di ciascun individuo, sia di quella quadripolare
dell’androgino umano.
La forza propria a questo centro è l’amore la cui essenza è eguale
sia per l’uomo che per la donna; tale amore può essere
portato sia al polo cerebrale (adorazione) sia al polo sessuale (appetito
venereo). Quand’esso (e lo diciamo complementariamente per completare
anche se in modo appena cennato l’argomento) si realizza nella
sua perfezione, allora avremo la stabilità di un equilibrio
meraviglioso mediante la fusione dei centri neutri in un sol centro.
Ma attenzione, in questo quaternario potrebbero generarsi degli squilibri
pericolosissimi facilmente intuibili esaminando la fig. 2 e scomponendola
in due ternari.
Sommariamente abbiamo esaminato le polarità; se l’Ordine
opera magicamente queste polarità umane non possono essere ignorate,
se l’Ordine opera misticamente queste polarità hanno un
valore relativo.
In sede di congresso martinista, aperto a tutti i gradi del nostro
venerabile Ordine, ciò sufficit per poter comprendere e meditare
sugli arcani e le leggi note ai S. I..
Perseverando e perfezionando la vita fisica, colmando la vita mentale, lo scopo della Natura (che dovrebbe essere anche il nostro) è di svelare, in un corpo fisico e mentale perfetti, le attività trascendenti dello Spirito.
La Mente ritrova effettivamente in pieno la sua forza e la sua misura,
solo quando si getta nella vita e ne accetta le possibilità e
le resistenze
quali mezzi per raggiungere una più alta perfezione.
Da AUROBINDO - LA SINTESI DELLO YOGA -
Ed. Ubaldini - Roma
Le
Donne nel Martinismo
Francesco Brunelli
Scrisse
il Ragon a proposito del problema delle donne e la Massoneria
che «se nostro padre Adamo aprì una Loggia questo
lo poté fare soltanto con la sua donna. E dei massoni
sottili, non hanno mancato di aggiungere che essendosi il
serpente della Genesi rivolto dapprima ad Eva per farle gustare
i frutti dell’albero della scienza, evidentemente la
donna fu la prima ad essere iniziata ed è lei che
inizia Adamo, l’uomo».
E ciò — battuta a parte — deve farci veramente
soppesare quanto noi stiamo dicendo in questo congresso,
congresso che vorrebbe esaminare sotto tutti i punti di vista
il problema della donna nella iniziazione Martinista. In
questo intervento l’argomento è limitato alle
figure storiche femminili nel Martinismo delle origini.
È
ben noto che il primo iniziatore del movimento fu Martinez
de Pasqually che fondò l’Ordine dei Cavalieri
Massoni Eletti Cohen tra le cui fila militarono G. B. Willermotz
che trasformò il movimento originario in quello che
venne poi chiamato willermozismo e Louis Claude de Saint
Martin che diede vita al Martinismo.
Attraverso trasmissioni individuali da L. C. de S. Martin
si originò il movimento Martinista attuale che fu
fondato a Parigi in seguito all’incontro tra Papus
e Chaboseau, i due portatori di due linee tradizionali derivanti
da quella che fu chiamata la scuola Martinista. Non ci dilungheremo
oltre in questo accenno, perché il resto è da
tutti voi ben conosciuto.
Esso tuttavia si è reso necessario per suddividere,
didatticamente, in tre fasi o in tre periodi la nostra storia
e collocare quindi in questi periodi le figure femminili
che vogliamo qui ricordare.
All’epoca della fioritura Martinezista non si ebbe
una sola donna, la sorella di Willermotz, iniziata nell’Ordine
degli Eletti Cohen di Martinez de Pasqually, ma anche altre
e ciò con il pieno consenso ed appoggio di Saint Martin
la cui posizione è netta e precisa. Egli infatti ha
scritto: «L’anima femminile non esce forse dalla
stessa sorgente da cui proviene quella rivestita di un corpo
maschile? Non ha lo stesso lavoro da compiere, lo stesso
spirito da combattere, gli stessi frutti da sperare?».
E diamo ora i nomi delle donne iniziate ai gradi Cohen nell’ordine
ed ai tempi di Martinez de Pasqually (donne che per accedere
a tali gradi avevano dovuto necessariamente ricevere i tre
primi gradi della Massoneria secondo l’uso d’allora).
Scrive il Le Forestier che intorno al 1770 l’Ordine degli
Eletti Cohen sul problema dell’ammissione delle donne fu costretto
a prendere posizione (come del resto avveniva nelle altre organizzazioni
iniziatiche) con una soluzione non netta. Pasqually aveva un suo
motivo, negava alle donne il potere di comandare agli spiriti, tuttavia
un articolo degli Statuti dell’Ordine permetteva di ricevere
le donne a condizione che vi fosse l’assenso «diretto
e fisico della Chose» cioè di un «passo» osservato
nel corso di una operazione eseguita a questa intenzione.
Le sorelle iniziate — come risultano dalla letteratura in nostro
possesso — furono poche. Matter e Joly, citano la principessa
de Lusignan, la signorina Chevrier (una delle allieve preferite di
Martinez), la signora de Brancas. Tali iniziazioni erano tuttavia
molto discusse, anche delle riserve furono poste per l’iniziazione
della signora Provenzal, sorella di Willermotz, ben nota con il nome
di «piccola madre» così come usava chiamarla Saint
Martin che le era devoto. Claudina Teresa Willermotz fu una delle
figure femminili più importanti nell’Ordine degli Eletti
Cohen.
Essa venne iniziata dallo stesso fratello Willermotz dopo uno scambio
di lettere e richieste durato dal 1771 al 1773 tra lui ed il suo
Maestro Pasqually, tramite Saint Martin allora suo segretario. Ma
lei stessa e le altre consorelle, non sembra che oltrepassassero
il grado di Maestro Eletto Cohen.
Nell’elenco citato dal Van Rejnberk figurano: a Parigi, la
signora de Lusignan; a Lione la signora Provenzal, la signorina de
Brancas e la signora di Coalin; a Bordeaux la signora Delobaret (vedova
di Martinez). Questa lista è del 1781, e probabilmente qualche
altra donna fu ammessa all’Ordine; così discussa è l’appartenenza
della marchesa de la Croix perché pare che il Gran Maestro
de Caignet rifiutò il suo ingresso mentre Matter afferma ch’essa
fu reclutata da Martinez durante uno dei suoi viaggi a Parigi, sicuramente
fu tra i suoi discepoli. Da notare che in un altro elenco dei membri
dell’Ordine dato da Papus, la signora Provenzal figura come
avente raggiunto il massimo grado, quello di REAU+Croix nel 1774.
Abbiamo già detto della sua parentela con Willermotz e dell’affetto
di cui essa era circondata dai martinezisti della prima epoca. Diciamo
su di lei qualche cosa di più!
Rimasta vedova nel 1769, con un figlio da allevare, tornò presso
il fratello G. B. Willermotz ed il padre, dopo la morte del quale,
costituì il punto centrale intorno a cui ruotava la famiglia.
E lì restò per tutta la sua vita, fortemente unita
al fratello sotto tutti gli aspetti. Tutti quelli che la conobbero
ricevettero da lei «sostegno, esempio e consolazione».
Tutti coloro che su di lei hanno lasciato una testimonianza ne parlano
con grande attaccamento e con rispetto affettuoso. Saint Martin,
che soggiornò presso di loro e vi scrisse il suo primo volume «Degli
errori e della verità», la chiama «la sua buona
madre»: non ha segreti per lei e le dedica una invocazione
composta a suo uso; Antoine Point, l’erede spirituale di Willermotz,
scriveva in una lettera del 1832 che aveva scoperto in lei una vera
guida spirituale. «... Ero giovane, fu nel 1793, e la mia amica
che oserei chiamare mia madre, desiderò che divenissi l’intimo
di suo fratello. Mi invitò a chiedere l’iniziazione
massonica... ecc.».
Morì nel 1810 dopo una broncopolmonite, ai primi giorni di
maggio.
Delle donne martineziste dovremmo dilungarci veramente in misura
maggiore per scoprire il loro ruolo in un organismo «operativo» e «teurgico» quale
quello dei Cohen. Possiamo per ora affermare ch’esse ebbero
la funzione di ispiratrici, di stimolo, di consolazione, qualità queste
tutte femminili.
Dicemmo sopra della marchesa de la Croix e della sua dubbia appartenenza
all’Ordine, ma della indubbia istruzione esoterica ricevuta
da Martinez de Pasqually. Il Le Forestier le dedica un intero paragrafo,
la Yoly la cita e così Matter soprattutto per i suoi rapporti
con Louis Claude de Saint Martin.
Questa donna pare abbia avuto una gioventù veramente poco
edificante, nipote del vescovo di Orleans, moglie del marchese de
la Croix generale al servizio del re di Spagna, visse presso il vice
legato di Avignone, il Cardinale Acquaviva, perdutamente innamorato
di lei. Rimasta vedova, di passaggio a Lione avendo letto il libro «Degli
Errori e della Verità» passò dalla incredulità più vieta
ai misticismo più marcato. Ospitò Saint Martin, lo
introdusse nella società parigina, e presso di lei egli scrisse
il suo libro capitale «Tableau Naturel». Si trasformò in
veicolo di potenze spirituali, divenendo una guaritrice eccezionale
mediante la imposizione delle mani e la recita di preghiere. Possedeva
anche il dono della visione. Saint Martin scrisse ch’essa aveva «un’anima
ripiena di un vero desiderio» e testimonia delle «sue
sensibili manifestazioni».
Involontariamente siamo giunti alla seconda epoca martinista, quella
successiva alla morte di Pasqually, epoca in cui i due maggiori discepoli
ne divulgheranno le dottrine pur tradendone le tecniche.
Saint Martin, ebbe un notevole successo presso la società di
quel tempo ed ebbe numerose amicizie femminili. Furono queste donne
iniziate? Gli studiosi — ed Amadou lo prova nel suo volume
dedicato a Saint Martin — affermano che «le iniziazioni
individuali di S. M. sono una realtà». Nel suo legame — di
natura spirituale — egli fu tuttavia condotto sempre da questa
regola: «io rimango fermo nella opinione che le donne debbono
essere in piccolo numero tra di noi e soprattutto scrupolosamente
esaminate». E la ragione? Amadou ce la pone in evidenza: «La
donna mi è apparsa migliore dell’uomo, ma l’uomo
più vero di una donna».
E il carosello di donne potrebbe cominciare se volessimo elencarle
tutte.
Presso Willermotz, con l’assistenza di Claudina Teresa (e quella
del Fratello), scrive «Degli Errori e della Verità»,
presso de La Croix e presso la de Lusignan scrive il «Tableau
Naturel», le due sue maggiori opere, all’intenzione de
la Bourbon scrive l’«Ecce Homo». La signora de
Boecklin lo ispira e provoca in lui quella rivoluzione filosofica
che sorge dopo la conoscenza delle opere di Boehme ed il suo soggiorno
a Strasburgo.
Non possiamo soffermarci oltre. Saint Martin ebbe dalle numerose
donne che ha spiritualmente conosciuto ed a cui si è fraternamente
legato tutto quell’aiuto e quelle ispirazioni che lo hanno
formato maturato e sostenuto in tutta la sua vita. Ne abbiamo nominate
alcune, le più note, ad esse dovremmo dedicare pagine e pagine
intiere per rievocarle... non lo possiamo fare in questa breve comunicazione.
Né forse potremmo mai farlo, ma vorremmo che qualche nostra
sorella dedicasse — traendone sicuro giovamento — molto
tempo in queste ricerche sì da avere dei profili fortemente
rivelatori.
Tra le amicizie di Saint Martin ricorderemo la più importante,
quella con la duchessa di Bourbon, sorella del duca di Chartres,
Gran Maestra delle logge femminili della Massoneria francese. Importante
dal punto di vista del censo, importante perché qui forse
Saint Martin non ha ricevuto nessuna ispirazione se non quella di
scrivere per la duchessa il volume ricordato in cui si demitizzano
chiaroveggenti, magnetizzatori ed apparizioni astrali.
Ricorderemo che anche l’altro discepolo, Willermotz, fu per
qualche tempo occupato con rivelazioni provenienti da un «Agente
Incognito» tramite una donna, Maria Luisa de Monspey signora
di Valliere, Canonichessa del Capitolo di Remiremont. La «chose» evocata
nelle operazioni aveva trovato un mezzo femminile per manifestazioni?
Gli studi in corso ce lo diranno perché troppo facilmente
si possono trarre illazioni troppo affrettate e troppo partigiane.
E dopo questo excursus il periodo intermedio sino a Papus. Le trasmissioni
avvengono da uomo a uomo, forse senza cerimonie, forse con un simbolismo
limitato, sempre con l’imposizione delle mani.
E la catena iniziatica di Chaboseau, passa per una donna, senza di
essa, nulla si sarebbe potuto più trasmettere. Il suo nome
Amelia de Boisse-Mortemart.
Il ricordo di questa donna viene da una lettera indirizzata da Jean
Chaboseau, figlio di Augustin, a Papus. Poiché essa è il
solo documento in nostro possesso, la traduciamo.
«
Mio padre aveva solo 18 anni ed era solo a Parigi, mio nonno in quell’epoca
era di guarnigione a Tarbes, poi a Mans. Mio padre aveva qualche
indirizzo di corrispondenti della famiglia, tra questi quello di
una anziana signora morta tra il 1928 ed il 1938. Non ho potuto sapere
la data esatta dal suo nipote Jean perché è letteralmente
terrorizzato quando gli si parla della nonna come avente degli interessi
al di fuori del catechismo o della iniziazione di Cristo (questo
nipote è un religioso).
«
Va dunque a trovare questa signora e, musicista coltivato, amava
trascorrere i giovedì sera presso di lei. Questa signora si
mise in testa di completare la cultura del giovane che per i suoi
gusti trovava troppo universitario. Gli fece scoprire per esempio
Balzac... e gli fece aprire gli occhi su alcuni filosofi che mio
padre teneva in disparte, sino a che poco a poco lo condusse a conoscere
gli «illuminati» ed i teosofi della fine del XVII e dei
primi del XIX secolo, in particolare Ballanche. Naturalmente gli
lesse molti testi di Louis Claude de Saint Martin. Tutto ciò lo
ho sentito raccontare spesso da mio padre, ed in modo particolare
lo narrò per esteso in una riunione Martinista presso Canudo,
riunione protrattasi molto tardi perché gli ascoltatori rimasero
incantati dai ricordi evocati a mezza voce in quella atmosfera che
tu puoi conoscere e rivivere.
«
Un giorno Amelia disse a quest’uomo che esisteva «qualche
cosa», una tradizione si era perpetuata individualmente, segretamente
o quanto meno discretamente. Successivamente gliene parlò con
precisione e lo ricevette nella catena dei Superiori Incogniti.
«
Il seguito lo conosci, mio padre studiava medicina, parallelamente
all’induismo. Fu all’ospedale parigino della Carità che
conobbe Papus...».
Questa iniziazione è di estrema importanza perché come
tutti sapete fu dall’incontro tra Chaboseau e Papus che nasce
il Martinismo contemporaneo formato dapprima dai soli ricordi di
questi due iniziati. Ed è una donna, per mezzo di una femmina,
che una tra le più segrete e le più antiche iniziazioni
venne trasmessa e — il che è importantissimo — conservata.
A questa donna oggi è intitolata una delle più fiorenti
logge martiniste.
Non aggiungerò altro, né altri nomi seguiranno a questo
elenco, è bene infatti che se le memorie vengano trasmesse,
le donne che lavorano oggi tra di noi e quelle che hanno lavorato
recentemente siano ricordate da chi ci seguirà... ma questi
pochi, pochissimi nomi, queste poche figure che ho evocato per voi
tutti sono il simbolo di quante tra le file del Martinismo e delle
società esoteriche, fianco a fianco con gli uomini sorreggendoli,
stimolandoli, ispirandoli... hanno contribuito a perpetuare i nostri
segreti, i segreti dell’uomo e della donna reintegrati o «riconciliati».
A loro tutte vada quindi il nostro saluto ed il nostro omaggio riconoscente.