RIFLESSIONI


Le Fasi Più Importanti del Martinismo
Nebo

Il Martinismo è una delle forme occidentali con cui si riveste la Iniziazione Una e sotto tale aspetto va attentamente esaminato e studiato.
Ma sul Martinismo, inteso nella sua più ampia accezione, esistono pareri, punti di vista, terminologie che lo rendono estremamente confuso nella comprensione del suo messaggio, delle sue tecniche e delle possibilità ch’esso offre agli uomini di «desiderio» e di «volontà».
Il presente schema, presentato al congresso Martinista italiano del ‘72, vuole apportare chiarezza nel problema stabilendo i momenti più importanti del Martinismo.
In pratica, quasi tutti definiscono il Martinismo come una dottrina filosofica, un movimento di idee ed un Ordine costituito per propagandarle, che si riconnettono a Louis Claude de Saint Martin da cui avrebbero avuto origine.
Egualmente si definisce con il termine di Martinezismo quella corrente di idee, quella visione del mondo e quell’insieme di pratiche rituali atte a realizzarne i presupposti teorici, stabilite da Martinez de Pasqually, il Maestro di Louis Claude de Saint Martin.
Con il termine di Willermozismo si indica l’adattamento massonico di queste che ne fece Giovan Battista Willermotz.
Ciò chiarito, diciamo subito che accettiamo tutte queste definizioni, ma solo per indicare alcuni momenti del Martinismo che vediamo come una corrente unica, iniziatica su cui si innestano di volta in volta tecniche e particolari teorie e particolari «adattamenti» dei diversi Maestri del Martinismo stesso e ciò in armonia e conseguenzialmente con la teoria dei Superiori Incogniti, Uomini liberi, liberati, in possesso di ogni potestà iniziatica, teorizzante, tecnica, rituale ecc. ecc..
È evidente che da quanto detto emerge che per noi il Martinismo è unico, unico ne è il filone anche se le forme, le tecniche, gli adattamenti, divergono nel corso delle età ed in rapporto al mondo profano su cui opera ciascun Iniziatore.
Sottolineo questa visione e questo punto di vista perché esso è in realtà la chiave della comprensione globale del Martinismo, delle apparenti differenze, degli indirizzi diversi, ma mai contrastanti nella loro essenza.
Se manca questa comprensione globale, questa visione totale che spazia e si incrocia necessariamente con altre «forme» della iniziazione integrandosi in esse a formare un tutto unico, se manca - ripeto - questa comprensione globale... allora casca l’asino.
E l’asino non solo casca ma letteralmente «rovina» quando per effetto di una imperfetta iniziazione (per effetto di una imperfetta realizzazione della Iniziazione sarebbe meglio dire) un Superiore Incognito Iniziatore in possesso di una trasmissione valida, travalica i limiti del buon senso ritenendosi un dio (minuscolo) in terra pretendendo che tutti giurino sui suoi... insegnamenti (?!) che purtroppo non sono che quelli strettamente legati alla sua comprensione delle cose e delle cose dietro le cose, alla sua cultura, e sottolineo, alla sua struttura psicofisica e conseguentemente alle sue possibilità.
Il Martinismo è strettamente legato all’insegnamento di Martinez de Pasqually, di cui ci occuperemo altra volta più diffusamente, il quale a sua volta operò una sintesi delle conoscenze iniziatiche nell’area occidentale includenti la cabbalà, la gnosi, l’alchimia ecc... ed a cui dette una specie di «veste» cristiana per poter avere un linguaggio comprensibile nell’ambiente in cui svolgeva il suo lavoro di Iniziatore e di Istruttore.
Non riuscire a distinguere la unicità della fonte attraverso le diverse manifestazioni esterne di essa ed attraverso le diverse forme di tecniche consigliate (strettamente legate alle diverse strutture psicofisiche), significa non aver acquisito quella comprensione iniziatica indispensabile per chi ha raggiunto un certo livello di realizzazione in senso reale e non soltanto a parole. Ed è proprio per questo che lasciamo i cani addentare l’osso se altro non sono in grado di fare. L’osso resterà sempre il loro massimo ideale! Ed i loro latrati l’accompagnamento «giusto e perfetto».
Ai cani latranti per l’osso sarà sufficiente ricordare la seguente lettera scritta da Louis Claude de Saint Martin al suo amico e corrispondente Kirchberger. (E si noti bene che Saint Martin aveva abbandonato le tecniche insegnategli dal suo Maestro Martinez de Pasqually!).
« La nostra prima scuola (quella di Martinez) aveva delle cose preziose. Io sono anche portato a credere che Pasqualis, di cui mi parlate e di cui vi debbo dire che era il nostro Maestro, aveva la chiave attiva di tutte quelle cose che il nostro caro Boheme espone nelle sue teorie e che non ci stimava ancora in grado di sostenere tutte queste alte verità.
Possedeva ancora delle conoscenze che il nostro Boheme non conosceva, o non ha voluto far vedere di possedere quali il pentimento dell’essere perverso su cui il primo uomo era stato incaricato di sorvegliare. Questa idea mi sembra degna d’essere inclusa nel piano universale delle cose benché io non ne abbia avuto alcuna dimostrazione positiva eccezion fatta della sua comprensione intelligente. Quanto a Sophia ed al Re del mondo, non ci ha fatto alcuna rivelazione, lasciandoci con le nozioni ordinarie su Maria e sul demonio. Tuttavia non potrei darvi assicurazione ch’egli non ne avesse conoscenza, anzi sono ben persuaso che prima o poi vi saremmo giunti se lo avessimo conservato per un tempo più lungo, mentre la morte ce lo ha rapito mentre cominciavamo a marciare di conserva. E così il silenzio del vostro amico Divonne, su questo punto non prova niente, dato che questo amico non ha seguito la nostra scuola. [...] Da quanto sopra emerge che si può far benissimo un eccellente matrimonio tra la nostra prima scuola e quella dell’amico Boheme. È a questo ch’io lavoro e vi confesso che trovo i due sposi così ben armoniosi ch’io non conosco nulla di più completo...» (Saint Martin a Kirchberger 11-7-1796).
Saint Martin che, secondo gli incompiuti, ha creato una cosa «differente», confessa con pieno candore che malgrado tutto, egli resta fedele alla essenza della iniziazione trasmessagli di Martinez!
Ed ecco i «momenti» del Martinismo.

a) Martinismo primitivo o martinezismo. Ha come ispiratore Martinez de Pasqually e come espressione l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo, includenti la classe segreta dei Reau+Croix in cui, è bene precisare, erano ammesse anche delle donne. Questa precisazione comporta la necessaria deduzione che per raggiungere il massimo grado dell’Ordine non era necessario l’appartenenza alla Massoneria in quanto le donne allora non vi erano affatto ammesse.
Sul problema delle donne nel Martinismo e nel Martinezismo rimando agli atti del Congresso Martinista di S. Leo del 1969.
L’iter iniziatico proposto da Martinez, consisteva in una pratica progressiva di natura magico-teurgica.

b) Martinismo antico. Ebbe due ispiratori che crearono due scuole con tecniche completamente differenti:

1°) Giovan Battista Willermotz, discepolo diretto di Martinez, creò l’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa di Gerusalemme, modificando l’Ordine massonico della Stretta Osservanza Templare. La tecnica seguita era prevalentemente ritualistica ed operativo-massonica. Da segnalare che secondo il costume dell’epoca si ebbero delle degenerazioni in pratiche spiritualistiche soprattutto nella zona di Lione. L’originario insegnamento teorico di Martinez venne conservato e celato nei gradi segreti dei Professi e dei Grandi Professi i quali ultimi prendevano anche il nome di Silenziosi Incogniti (S.I.).

2°) Louis Claude de Saint Martin, discepolo diretto come Willermotz di Martinez, abbandonò anch’esso le tecniche operative Cohen collaborando dapprima con i C.B.C.S. per staccarsi successivamente da ogni ritualità di tipo massonico e per praticare la via cosiddetta «cardiaca» ad indirizzo mistico-filosofico. Mentre sia i Cohen, sia i C.B.C.S. operavano nell’ambito della Massoneria superiore, L.C. de Saint Martin, si indirizzò verso il mondo profano ove praticamente operò sino al termine della sua vita. Creò dei gruppi che Amdou, noto studioso e storico del Martinismo, chiamò degli «Amici Intimi» in cui sembra si perpetuasse la trasmissione del grado di Cohen di Sovrano Giudice (S.I.).
Necessariamente sottolineiamo che le opere di Saint Martin erano adottate come testi validissimi dai C.B.C.S. e che sovente soprattutto nell’Europa orientale e nel Nord le due scuole si confusero assieme dando vita alla cosiddetta Massoneria di Saint Martin.

c) Martinismo moderno. Papus fu il riorganizzatore principale (se non l’unico) di tale forma di Martinismo che si diffuse notevolmente nel periodo antecedente la prima guerra mondiale e che talvolta assunse anche aspetti competitivi con la Massoneria. Il suo indirizzo non fu certamente unico anche se in esso possono notarsi delle tinte spiccatamente gnostico cristiane o massoniche a seconda dei raggruppamenti.

d) Martinismo contemporaneo. Ha come primo ispiratore e riorganizzatore Robert Ambelain. In esso permangono indirizzi differenti ereditati dal Martinismo moderno che, come si verifica particolarmente in Francia, giunge a degenerazione mistico-cristiane.

È chiaro che entro i limiti di un articolo è sufficiente la esposizione dello schema e non il suo svolgimento od i relativi commenti.
Quello che ci interessa aggiungere è ch’esso trova una sua proiezione nel Martinismo Italiano. Qui in Italia possiamo distinguere o suddividere le diverse fasi in antica, moderna e contemporanea, mancando effettivamente e praticamente la fase primitiva, infatti solo due o tre Cohen risultano essere esistiti e questi ben presto confluirono nei C.B.C.S..
Il Martinismo antico fu diffuso particolarmente in Piemonte, nella Lombardia e nell’Italia del sud.
Quello moderno ebbe delle caratteristiche particolari perché subì necessariamente la influenza della scuola ermetica italica, basti ricordare che il Maestro Giuliano Kremmerz collaborava alla stesura della rivista martinista «O Thanatos» stampata per due anni dal Banti. Ricorderemo solo di sfuggita agli amici che si ebbe una scissione in due rami. Uno proclamò la sua universalità rimanendo così avulso dal Martinismo mondiale, l’altro restò fedele alla linea del Bricaud con Vincenzo Soro che non poté portare a termine l’iniziato processo di chiarificazione per la sua immatura scomparsa a causa di una caduta da cavallo.
Nel Martinismo moderno si ebbero anche, nell’immediato dopoguerra, delle caratteristiche degenerative, mentre una nuova onda Martinista proveniente direttamente dalla scuola di Robert Ambelain creava dei presupposti per una riunificazione risultata successivamente impossibile proprio a causa della diversità di formazione e di tecniche iniziatiche. Il primo gruppo infatti accentuava un aspetto operativo individuale e collettivo, mentre l’altro cercava di evitare qualsiasi operatività se non interiore...
Il Martinismo contemporaneo vede la esistenza in Italia di due gruppi principali. Quello proveniente dalla discendenza di Roberto Ambelain e quello che continua il martinismo papusiano pre guerre mondiali.
Il primo è in possesso di una tecnica individuale operativa e di una tecnica collettiva operativa (su cui si tornerà in proseguo di tempo) su base ermetico kabbalistica.
Nel secondo gruppo non sono evidenziati indirizzi precisi se non una coloritura tradizionalista (Guénon ed Evola) che non è omogeneamente accettata da tutti i membri e ci sembra soprattutto carente di una qualsiasi tecnica da utilizzate per lo sviluppo verticale dell’essere.
Ambedue i gruppi possiedono tuttavia una regolarità orizzontale iniziatica pur variando anche i «modi» e le «tecniche» della trasmissione. Per completezza affermiamo che esistono anche i «conservatori» delle tradizioni willermoziste che tuttavia non manifestano una marcata attività per ragioni che non è possibile esporre esulando dal fine della presente nota.

 


 

 

Differenze di polarità tra uomo e donna
Nebo S.I.I

Nel Martinismo in rapporto al tipo di lavoro eseguito dai diversi raggruppamenti — seguenti ciascuno una loro particolare tecnica — notiamo differenti posizioni in rapporto al problema della utilizzazione della donna al lavoro di gruppo.
Ciò spiega le apparenti divergenze.
Per Martinez de Pasqually, il Maestro fondatore del Martinezismo (il cui gruppo lavora teurgicamente), non esistevano quelle ragioni adottate dai Massoni per non ammettere le donne nel lontano 1770 o giù di lì, e cioè la frivolezza, le indiscrezioni, le possibili rivalità amorose che poteva provocare la loro presenza nel «tempio» — come scrive il Le Forestier.
Il vero motivo era di ordine metapsichico: egli considerava le donne come non idonee perché negava loro il potere di comandare agli spiriti sia buoni che cattivi. Del resto la cosiddetta «inferiorità» della donna dal punto di vista teurgico è un retaggio biblico e noi sappiamo che Martinez era praticamente un kabbalista cristiano (ammesso che così ci sia facile inquadrarlo anche se ciò non corrisponde esattamente alla verità).
Sempre secondo la «reintegrazione» il trattato del Maestro, ammettendo le donne ai lavori teurgici, gli Eletti Coehn rischiavano di comprometterne il successo in quanto esse rappresentavano l’Eva, il frutto della prima caduta dell’Uomo-Dio. E questo ragionamento può essere valido ammettendo la «caduta». Per la stessa ragione Reau+Croix non doveva avvicinarsi alla donna (fattore dissolvente e acqua corrosiva anche secondo gli Alchimisti ed i Tantristi) per 40 giorni prima delle Operazioni. La stessa interdizione è conservata in altre fraternità occulte occidentali.
Questa rigida posizione era tuttavia attenuata dagli Statuti e dai regolamenti dell’Ordine in cui veniva stabilito che le donne potevano essere ammesse a condizione che «una prova diretta o fisica della Chose stessa» si fosse manifestata nel corso dello scrutinio teurgico eseguito per giustificare la loro iniziazione.
Dobbiamo aggiungere tuttavia che egual trattamento era riservato agli uomini. Di che cosa si trattava? La «chose» designava l’eggregoro dell’Ordine; prima di ammettere dunque una donna nella catena, si interrogava l’eggregoro: una sua risposta positiva, mediante l’osservazione di un «passo», apriva le porte della Iniziazione.
Diversamente pensava Louis Claude de Saint Martin. Egli scrisse nella corrispondenza intercorsa tra lui e Willermotz in occasione della ammissione della sorella nell’Ordine: «L’anima femminile non esce dalla stessa sorgente da cui proviene quella rivestita di un corpo maschile? Non deve compiere la stessa opera, lo stesso spirito da combattere e gli stessi frutti su cui sperare?».
« Tuttavia — raccomanda — persisto nell’opinione che le donne tra di noi debbono essere in piccolo numero e soprattutto scrupolosamente esaminate». E la ragione forse è contenuta in questa frase: «La donna mi è apparsa migliore dell’uomo, ma l’uomo più vero della donna».
Altro aforisma che dobbiamo riportare anche se non interessa dappresso il nostro argomento, ma che forse corrisponde a verità, è questo: «Le grandi verità non si insegnano bene che nel silenzio, per contro la necessità delle donne è che si parli e che loro parlino ed allora tutto si disorganizza come io stesso — parla Saint Martin — più volte ho sperimentato».
Saint Martin, che era un mistico, approva dunque l’ammissione delle donne anche nei gruppi operativi, ma dà tuttavia queste istruzioni!... «io impiegherei al vostro posto, per tutte le donne, delle parole di semplice potenza quaternaria, mentre all’uomo lascerei riservate quelle di doppia potenza». La cerimonia doveva essere eguale a quella degli uomini così come eguali erano i tracciati sul suolo.
L’Ordine Martinista Francese di Papus dà per contro alla donna le stesse prerogative che vengono concesse all’uomo, inclusa quella di «seminare», forse in ricordo di Amelia de Boisse de Mortemart. In altri gruppi Martinisti ed in Italia vengono tenuti presenti alcuni fattori e le cose si svolgono differentemente. Ne parlerà Aldebaran.
Si tratta ora di tirare le somme di quanto abbiamo riferito.
Nei gruppi operativi Martinisti, come abbiam visto, esiste una differenziazione tra potenzialità maschili e potenzialità femminili; in genere è l’Eggregoro che decide; nei raggruppamenti mistici, per contro, tale differenza non può esistere.
Ciò è spiegabile se si conosce il problema delle polarità. La donna nel suo complesso è negativa, ricettiva, l’uomo per contro è positivo, emette.
È una pura questione energetica. Non staremo qui a dilungarci sulla storia dei corpi sottili alla maniera teosofica ed occultistico-spiritualista — anche perché sono tutte cose fritte e rifritte e note almeno a chi è giunto fino al Martinismo.
Ricorderemo semplicemente che il corpo umano può essere considerato come una stazione ricevente e trasmittente, come un agglomerato energetico avente una continuità di scambi con l’energia che lo circonda, sia essa libera che gravitante intorno ad altri nuclei. La magia e la teurgia si basano su tale assunto e tale assunto è la chiave di ogni contatto teurgico.
Ora nell’uomo vi sono quattro stazioni riceventi che sono le due palme delle mani e le due piante dei piedi, nella donna, e questo la rende recettiva al massimo (vedi funzione del sacerdozio femminile negli antichi tempi), ve ne è una quinta: la yoni.
E vi sono nell’uomo 20 stazioni emittenti rappresentate dalle dita delle mani e dei piedi; nell’uomo una ventunesima stazione in più che lo rende positivo: il fallo.
E se l’uomo è un essere che deve combattere la sua battaglia quaggiù con i piedi in terra e non con la testa sulle nuvole, e la matematica è matematica, gli arcani — che sono semplici e candidi come pargoletti innocenti — sono chiari a chiunque!
Con ciò noi non disturbiamo neppure il padre Adamo come era costretto a fare il nostro maestro Martinez de Pasqually.
Ma non sostengo né voglio concludere che la teurgia ed il resto non si addica alla donna... no, lo stesso Martinez interrogava la «Chose» non potendo dosare gli ormoni... alla donna sono aperte anche le porte della teurgia, ma non a tutte.
Vediamo il perché.
Alcuni occultisti hanno paragonato l’uomo ad una pila in cui il costituente positivo è rappresentato dal Sole (lo spirito, per intenderci, maschio), il costituente negativo dalla Luna (l’apparato sensoriale femmina), l’intermedio tra i due ove avvengono le reazioni il Mercurio (neutro) ed il corpo ove si manifestano il Saturno (o in termini differenti ma esprimenti la stessa cosa: polo positivo lo spirito, negativo il «corpo», neutro l’anima).
Potremmo dire qui tante cose, ma è chiaramente adombrabile che se non vi è unione del maschio con la femmina, del sole con la luna, sì da generare il «nostro Mercurio», il saturno rimarrà sempre l’asino descritto da Apuleio e potrà mangiare tutte le rose ch’esso incontrerà sulla sua strada senza che avvenga il miracolo della trasformazione in Re.
È così che una prima suddivisione in termini energetici è stata fatta per il «complesso umano».
Però non è tutto qui, occorre che il sole sia sole, maschio, positivo, e che la luna sia luna, femmina, negativa, altrimenti nessuna unione sarà possibile se non in forme aberranti dalla natura... forme distorte e come tali rigettabili, ammesso poi che sia possibile far scoccare la «scintilla».
Dirò di più a chiarimento di questa suddivisione in polarità.
Una schematizzazione simile non deve trarre nessuno in inganno ed è perfettamente inutile fare dei conti e vedere ch’essi non tornano. Questa schematizzazione va costruita, va resa vivente perché essa esista; se non esiste, allora è presto fatto, abbiamo un saturno/luna-negativo ed un sole (se ci fosse) positivo.
Sotto un tale profilo dobbiamo subito chiarire una prima presa di posizione. Dice un eminente occultista, il Kremmerz, che, nella esplicazione della vita, tutti gli esseri umani, ma le donne in maggior numero, posseggono in permanenza la «coscienza vigilante» in tutti gli atti della loro manifestazione esterna. Ora, per questo Autore, la «coscienza vigilante» è in stretto rapporto con la coscienza dell’uomo storico, cioè dell’Io imperituro, tanto per capirci. Una sua labilità favorisce — continua il Kremmerz — l’ingresso delle ombre e delle illusioni. Questo non è un ostacolo, tuttavia occorre tenerlo presente quando si deve operare insieme ad elementi femminili. Voi tutti sapete che il Kremmerz ammetteva nei suoi circoli e nella sua catena anche le donne; quanto ho detto non deve allarmare, ma deve essere conosciuto perché con facilità si può ovviare a qualsiasi inconveniente.
E poiché abbiamo citato il Kremmerz — che è un maestro provato — riferiamo un’altra nota desunta dai suoi lavori.
Egli afferma che l’essere umano, distinto per le particolarità del sesso, può rispondere a quattro casi speciali:

Corpo fisico maschile - fluidico maschile;
Corpo fisico maschile - fluidico femminile;
Corpo fisico femminile - fluidico maschile;
Corpo fisico femminile - fluidico femminile.

In altri termini, fluidicamente o energicamente parlando, una donna può essere positiva (quindi maschile) o negativa (quindi femminile). Egli aggiunge che un uomo positivo sui due piani si completa con una donna negativa sugli stessi piani. Che un uomo positivo fisicamente e negativo fluidicamente si completa con la donna negativa fisicamente e positiva fluidicamente. E questo spiega il perché delle particolari tecniche delle operazioni condotte da un uomo ed una donna insieme e chiarisce altresì che non è di fondamentale importanza il sesso per determinare il ruolo che una donna può rivestire in una comunità iniziatica, ma la sua carica. Scientificamente troviamo la conferma di queste vedute con lo studio della endocrinologia e degli ormoni e del loro tasso circolante nel sangue nonché degli effetti di detti tassi... resterebbe semmai da chiarire quale cosa sia più determinante e cioè se il tasso ormonale è un effetto o una conseguenza, ma, non essendo questo il nostro problema, lo accenniamo appena, lasciando a chi vuole trarne le conclusioni.
Ai fini di un lavoro osirideo — ed i Fratelli che seguono ci diranno che cosa intendo dire — potremo stabilire una scala di valori che dovrebbe essere la seguente:

1° Idoneità massima per l’uomo positivo fisicamente e fluidificamente;
2° Idoneità per la donna negativa fisicamente, ma positiva fluidificamente;
3° Idoneità per l’uomo positivo fisicamente, negativo fluidificamente;
4° Nessuna idoneità osiridea, ma solo isiaca, per la donna negativa fisicamente e fluidificamente.

Se in quanto ho detto, e nelle conclusioni che ho tratto, vi fossero errori, tutti sono liberi di apportarvi le loro correzioni.
Resterebbe ora — per completare il tema delle polarità — dover parlare dell’androgino. Noi non lo faremo perché la tematica generale è dedicata alla donna, ma vi sottoponiamo un disegno ed una nota di un nostro maestro passato, Stanislao de Guaita, lasciandovi alla sua meditazione, e scopriremo così anche una concordanza con quanto precedentemente abbiam detto.
Riassumiamo:

La legge dell’equilibrio vitale permette di localizzare a priori non solo la bipolarità di ciascuno dei tre sistemi dinamici: intellettuale, animico, astrale (ricordiamo il sole, il mercurio, la luna di sopra), ma i termini di una polarizzazione di inversa reciprocità e complementare che dall’intellettuale va al fisico da un lato nel maschio e dall’altro nella femmina.
Questa è la chiave assoluta della biologia occulta, di natura universale, ma che limitiamo alla fisiologia umana ed alla biologia dell’androgine umano. Il che equivale — aggiungiamo — a quel che diceva il Kremmerz.
Il Guaita formula così la legge:

Il maschio è positivo nella sfera sensibile, negativo nella sfera intellegibile.
La femmina, inversamente, è positiva nella sfera intellegibile, negativa nella sfera sensibile.
Inversamente complementari, il maschio e la femmina sono neutri nella sfera mediana psichica.

Questa similitudine animica è anche il solo loro punto di fusione. Applicando questa legge universale alla coppia umana e considerando che nell’essere umano vi sono i seguenti tre centri «occulti» di attività:

1° intellettuale: localizzato nel cervello e di cui il polo occulto risiede nelle circonvoluzioni superiori di questo organo;
2° animico: localizzato principalmente nel cuore e nel gran simpatico e di cui il centro occulto non è altro che il plesso solare;
3° sensitivo: che distribuisce l’energia ai diversi organi dei sensi e di cui il polo occulto corrisponde all’organo genitale,

diremo che

- nell’uomo l’organo genitale è maschile o positivo ed il cervello femminile o negativo
- nella donna l’organo sessuale è femminile o negativo ed il cervello maschile o positivo
- nell’uomo e nella donna il plesso solare costituisce il punto centrale equilibrante dell’intero organismo.

L’essere maschile significa produrre il seme, l’essere femminile significa ricevere il seme, elaborarlo, svilupparlo. Eguale significato ha attivo e passivo. Ora se ciò ben si comprende per gli organi sessuali, è di difficile comprensione per il cervello ove si manifesta la contropolarità del sesso.
Ora — afferma il de Guaita — il cervello maschile della femmina dà lo sperma intellettuale, il germe delle idee; è questo cervello maschile della donna che feconda il cervello femminile dell’uomo e sono i centri animici o mediani che divengono il luogo proprio della cupola, mentre la fecondazione avviene quando il sentimento si sublima per raggiungere il cervello, ove riprende la sua prima qualità di sperma ideale indovato nell’utero.
In tal modo possiamo stabilire la seguente equazione:

cervello della donna fallo dell’uomo
cervello dell’uomo vagina della donna

Naturalmente qui è valida la legge per cui i contrari si attirano ed i simili si respingono. Dobbiamo riassumere queste istruzioni e pertanto lasciamo agli amici trarne tutte le possibili deduzioni. Quanto al centro mediano equilibrante i due poli occulti (intellettuale o cerebrale e sensitivo o genitale), affermiamo ch’esso è neutro sia nell’uomo come nella donna. Esso rappresenta il punto equilibrante sia della bilancia bipolare di ciascun individuo, sia di quella quadripolare dell’androgino umano.
La forza propria a questo centro è l’amore la cui essenza è eguale sia per l’uomo che per la donna; tale amore può essere portato sia al polo cerebrale (adorazione) sia al polo sessuale (appetito venereo). Quand’esso (e lo diciamo complementariamente per completare anche se in modo appena cennato l’argomento) si realizza nella sua perfezione, allora avremo la stabilità di un equilibrio meraviglioso mediante la fusione dei centri neutri in un sol centro. Ma attenzione, in questo quaternario potrebbero generarsi degli squilibri pericolosissimi facilmente intuibili esaminando la fig. 2 e scomponendola in due ternari.
Sommariamente abbiamo esaminato le polarità; se l’Ordine opera magicamente queste polarità umane non possono essere ignorate, se l’Ordine opera misticamente queste polarità hanno un valore relativo.
In sede di congresso martinista, aperto a tutti i gradi del nostro venerabile Ordine, ciò sufficit per poter comprendere e meditare sugli arcani e le leggi note ai S. I..

Perseverando e perfezionando la vita fisica, colmando la vita mentale, lo scopo della Natura (che dovrebbe essere anche il nostro) è di svelare, in un corpo fisico e mentale perfetti, le attività trascendenti dello Spirito.

La Mente ritrova effettivamente in pieno la sua forza e la sua misura,
solo quando si getta nella vita e ne accetta le possibilità e le resistenze
quali mezzi per raggiungere una più alta perfezione.

Da AUROBINDO - LA SINTESI DELLO YOGA -
Ed. Ubaldini - Roma


Le Donne nel Martinismo
Francesco Brunelli

Scrisse il Ragon a proposito del problema delle donne e la Massoneria che «se nostro padre Adamo aprì una Loggia questo lo poté fare soltanto con la sua donna. E dei massoni sottili, non hanno mancato di aggiungere che essendosi il serpente della Genesi rivolto dapprima ad Eva per farle gustare i frutti dell’albero della scienza, evidentemente la donna fu la prima ad essere iniziata ed è lei che inizia Adamo, l’uomo».
E ciò — battuta a parte — deve farci veramente soppesare quanto noi stiamo dicendo in questo congresso, congresso che vorrebbe esaminare sotto tutti i punti di vista il problema della donna nella iniziazione Martinista. In questo intervento l’argomento è limitato alle figure storiche femminili nel Martinismo delle origini.
È ben noto che il primo iniziatore del movimento fu Martinez de Pasqually che fondò l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen tra le cui fila militarono G. B. Willermotz che trasformò il movimento originario in quello che venne poi chiamato willermozismo e Louis Claude de Saint Martin che diede vita al Martinismo.
Attraverso trasmissioni individuali da L. C. de S. Martin si originò il movimento Martinista attuale che fu fondato a Parigi in seguito all’incontro tra Papus e Chaboseau, i due portatori di due linee tradizionali derivanti da quella che fu chiamata la scuola Martinista. Non ci dilungheremo oltre in questo accenno, perché il resto è da tutti voi ben conosciuto.
Esso tuttavia si è reso necessario per suddividere, didatticamente, in tre fasi o in tre periodi la nostra storia e collocare quindi in questi periodi le figure femminili che vogliamo qui ricordare.
All’epoca della fioritura Martinezista non si ebbe una sola donna, la sorella di Willermotz, iniziata nell’Ordine degli Eletti Cohen di Martinez de Pasqually, ma anche altre e ciò con il pieno consenso ed appoggio di Saint Martin la cui posizione è netta e precisa. Egli infatti ha scritto: «L’anima femminile non esce forse dalla stessa sorgente da cui proviene quella rivestita di un corpo maschile? Non ha lo stesso lavoro da compiere, lo stesso spirito da combattere, gli stessi frutti da sperare?».
E diamo ora i nomi delle donne iniziate ai gradi Cohen nell’ordine ed ai tempi di Martinez de Pasqually (donne che per accedere a tali gradi avevano dovuto necessariamente ricevere i tre primi gradi della Massoneria secondo l’uso d’allora).

Scrive il Le Forestier che intorno al 1770 l’Ordine degli Eletti Cohen sul problema dell’ammissione delle donne fu costretto a prendere posizione (come del resto avveniva nelle altre organizzazioni iniziatiche) con una soluzione non netta. Pasqually aveva un suo motivo, negava alle donne il potere di comandare agli spiriti, tuttavia un articolo degli Statuti dell’Ordine permetteva di ricevere le donne a condizione che vi fosse l’assenso «diretto e fisico della Chose» cioè di un «passo» osservato nel corso di una operazione eseguita a questa intenzione.
Le sorelle iniziate — come risultano dalla letteratura in nostro possesso — furono poche. Matter e Joly, citano la principessa de Lusignan, la signorina Chevrier (una delle allieve preferite di Martinez), la signora de Brancas. Tali iniziazioni erano tuttavia molto discusse, anche delle riserve furono poste per l’iniziazione della signora Provenzal, sorella di Willermotz, ben nota con il nome di «piccola madre» così come usava chiamarla Saint Martin che le era devoto. Claudina Teresa Willermotz fu una delle figure femminili più importanti nell’Ordine degli Eletti Cohen.
Essa venne iniziata dallo stesso fratello Willermotz dopo uno scambio di lettere e richieste durato dal 1771 al 1773 tra lui ed il suo Maestro Pasqually, tramite Saint Martin allora suo segretario. Ma lei stessa e le altre consorelle, non sembra che oltrepassassero il grado di Maestro Eletto Cohen.
Nell’elenco citato dal Van Rejnberk figurano: a Parigi, la signora de Lusignan; a Lione la signora Provenzal, la signorina de Brancas e la signora di Coalin; a Bordeaux la signora Delobaret (vedova di Martinez). Questa lista è del 1781, e probabilmente qualche altra donna fu ammessa all’Ordine; così discussa è l’appartenenza della marchesa de la Croix perché pare che il Gran Maestro de Caignet rifiutò il suo ingresso mentre Matter afferma ch’essa fu reclutata da Martinez durante uno dei suoi viaggi a Parigi, sicuramente fu tra i suoi discepoli. Da notare che in un altro elenco dei membri dell’Ordine dato da Papus, la signora Provenzal figura come avente raggiunto il massimo grado, quello di REAU+Croix nel 1774.
Abbiamo già detto della sua parentela con Willermotz e dell’affetto di cui essa era circondata dai martinezisti della prima epoca. Diciamo su di lei qualche cosa di più!
Rimasta vedova nel 1769, con un figlio da allevare, tornò presso il fratello G. B. Willermotz ed il padre, dopo la morte del quale, costituì il punto centrale intorno a cui ruotava la famiglia. E lì restò per tutta la sua vita, fortemente unita al fratello sotto tutti gli aspetti. Tutti quelli che la conobbero ricevettero da lei «sostegno, esempio e consolazione». Tutti coloro che su di lei hanno lasciato una testimonianza ne parlano con grande attaccamento e con rispetto affettuoso. Saint Martin, che soggiornò presso di loro e vi scrisse il suo primo volume «Degli errori e della verità», la chiama «la sua buona madre»: non ha segreti per lei e le dedica una invocazione composta a suo uso; Antoine Point, l’erede spirituale di Willermotz, scriveva in una lettera del 1832 che aveva scoperto in lei una vera guida spirituale. «... Ero giovane, fu nel 1793, e la mia amica che oserei chiamare mia madre, desiderò che divenissi l’intimo di suo fratello. Mi invitò a chiedere l’iniziazione massonica... ecc.».
Morì nel 1810 dopo una broncopolmonite, ai primi giorni di maggio.
Delle donne martineziste dovremmo dilungarci veramente in misura maggiore per scoprire il loro ruolo in un organismo «operativo» e «teurgico» quale quello dei Cohen. Possiamo per ora affermare ch’esse ebbero la funzione di ispiratrici, di stimolo, di consolazione, qualità queste tutte femminili.
Dicemmo sopra della marchesa de la Croix e della sua dubbia appartenenza all’Ordine, ma della indubbia istruzione esoterica ricevuta da Martinez de Pasqually. Il Le Forestier le dedica un intero paragrafo, la Yoly la cita e così Matter soprattutto per i suoi rapporti con Louis Claude de Saint Martin.
Questa donna pare abbia avuto una gioventù veramente poco edificante, nipote del vescovo di Orleans, moglie del marchese de la Croix generale al servizio del re di Spagna, visse presso il vice legato di Avignone, il Cardinale Acquaviva, perdutamente innamorato di lei. Rimasta vedova, di passaggio a Lione avendo letto il libro «Degli Errori e della Verità» passò dalla incredulità più vieta ai misticismo più marcato. Ospitò Saint Martin, lo introdusse nella società parigina, e presso di lei egli scrisse il suo libro capitale «Tableau Naturel». Si trasformò in veicolo di potenze spirituali, divenendo una guaritrice eccezionale mediante la imposizione delle mani e la recita di preghiere. Possedeva anche il dono della visione. Saint Martin scrisse ch’essa aveva «un’anima ripiena di un vero desiderio» e testimonia delle «sue sensibili manifestazioni».
Involontariamente siamo giunti alla seconda epoca martinista, quella successiva alla morte di Pasqually, epoca in cui i due maggiori discepoli ne divulgheranno le dottrine pur tradendone le tecniche.
Saint Martin, ebbe un notevole successo presso la società di quel tempo ed ebbe numerose amicizie femminili. Furono queste donne iniziate? Gli studiosi — ed Amadou lo prova nel suo volume dedicato a Saint Martin — affermano che «le iniziazioni individuali di S. M. sono una realtà». Nel suo legame — di natura spirituale — egli fu tuttavia condotto sempre da questa regola: «io rimango fermo nella opinione che le donne debbono essere in piccolo numero tra di noi e soprattutto scrupolosamente esaminate». E la ragione? Amadou ce la pone in evidenza: «La donna mi è apparsa migliore dell’uomo, ma l’uomo più vero di una donna».
E il carosello di donne potrebbe cominciare se volessimo elencarle tutte.
Presso Willermotz, con l’assistenza di Claudina Teresa (e quella del Fratello), scrive «Degli Errori e della Verità», presso de La Croix e presso la de Lusignan scrive il «Tableau Naturel», le due sue maggiori opere, all’intenzione de la Bourbon scrive l’«Ecce Homo». La signora de Boecklin lo ispira e provoca in lui quella rivoluzione filosofica che sorge dopo la conoscenza delle opere di Boehme ed il suo soggiorno a Strasburgo.
Non possiamo soffermarci oltre. Saint Martin ebbe dalle numerose donne che ha spiritualmente conosciuto ed a cui si è fraternamente legato tutto quell’aiuto e quelle ispirazioni che lo hanno formato maturato e sostenuto in tutta la sua vita. Ne abbiamo nominate alcune, le più note, ad esse dovremmo dedicare pagine e pagine intiere per rievocarle... non lo possiamo fare in questa breve comunicazione. Né forse potremmo mai farlo, ma vorremmo che qualche nostra sorella dedicasse — traendone sicuro giovamento — molto tempo in queste ricerche sì da avere dei profili fortemente rivelatori.
Tra le amicizie di Saint Martin ricorderemo la più importante, quella con la duchessa di Bourbon, sorella del duca di Chartres, Gran Maestra delle logge femminili della Massoneria francese. Importante dal punto di vista del censo, importante perché qui forse Saint Martin non ha ricevuto nessuna ispirazione se non quella di scrivere per la duchessa il volume ricordato in cui si demitizzano chiaroveggenti, magnetizzatori ed apparizioni astrali.
Ricorderemo che anche l’altro discepolo, Willermotz, fu per qualche tempo occupato con rivelazioni provenienti da un «Agente Incognito» tramite una donna, Maria Luisa de Monspey signora di Valliere, Canonichessa del Capitolo di Remiremont. La «chose» evocata nelle operazioni aveva trovato un mezzo femminile per manifestazioni? Gli studi in corso ce lo diranno perché troppo facilmente si possono trarre illazioni troppo affrettate e troppo partigiane.
E dopo questo excursus il periodo intermedio sino a Papus. Le trasmissioni avvengono da uomo a uomo, forse senza cerimonie, forse con un simbolismo limitato, sempre con l’imposizione delle mani.
E la catena iniziatica di Chaboseau, passa per una donna, senza di essa, nulla si sarebbe potuto più trasmettere. Il suo nome Amelia de Boisse-Mortemart.
Il ricordo di questa donna viene da una lettera indirizzata da Jean Chaboseau, figlio di Augustin, a Papus. Poiché essa è il solo documento in nostro possesso, la traduciamo.
« Mio padre aveva solo 18 anni ed era solo a Parigi, mio nonno in quell’epoca era di guarnigione a Tarbes, poi a Mans. Mio padre aveva qualche indirizzo di corrispondenti della famiglia, tra questi quello di una anziana signora morta tra il 1928 ed il 1938. Non ho potuto sapere la data esatta dal suo nipote Jean perché è letteralmente terrorizzato quando gli si parla della nonna come avente degli interessi al di fuori del catechismo o della iniziazione di Cristo (questo nipote è un religioso).
« Va dunque a trovare questa signora e, musicista coltivato, amava trascorrere i giovedì sera presso di lei. Questa signora si mise in testa di completare la cultura del giovane che per i suoi gusti trovava troppo universitario. Gli fece scoprire per esempio Balzac... e gli fece aprire gli occhi su alcuni filosofi che mio padre teneva in disparte, sino a che poco a poco lo condusse a conoscere gli «illuminati» ed i teosofi della fine del XVII e dei primi del XIX secolo, in particolare Ballanche. Naturalmente gli lesse molti testi di Louis Claude de Saint Martin. Tutto ciò lo ho sentito raccontare spesso da mio padre, ed in modo particolare lo narrò per esteso in una riunione Martinista presso Canudo, riunione protrattasi molto tardi perché gli ascoltatori rimasero incantati dai ricordi evocati a mezza voce in quella atmosfera che tu puoi conoscere e rivivere.
« Un giorno Amelia disse a quest’uomo che esisteva «qualche cosa», una tradizione si era perpetuata individualmente, segretamente o quanto meno discretamente. Successivamente gliene parlò con precisione e lo ricevette nella catena dei Superiori Incogniti.
« Il seguito lo conosci, mio padre studiava medicina, parallelamente all’induismo. Fu all’ospedale parigino della Carità che conobbe Papus...».
Questa iniziazione è di estrema importanza perché come tutti sapete fu dall’incontro tra Chaboseau e Papus che nasce il Martinismo contemporaneo formato dapprima dai soli ricordi di questi due iniziati. Ed è una donna, per mezzo di una femmina, che una tra le più segrete e le più antiche iniziazioni venne trasmessa e — il che è importantissimo — conservata. A questa donna oggi è intitolata una delle più fiorenti logge martiniste.
Non aggiungerò altro, né altri nomi seguiranno a questo elenco, è bene infatti che se le memorie vengano trasmesse, le donne che lavorano oggi tra di noi e quelle che hanno lavorato recentemente siano ricordate da chi ci seguirà... ma questi pochi, pochissimi nomi, queste poche figure che ho evocato per voi tutti sono il simbolo di quante tra le file del Martinismo e delle società esoteriche, fianco a fianco con gli uomini sorreggendoli, stimolandoli, ispirandoli... hanno contribuito a perpetuare i nostri segreti, i segreti dell’uomo e della donna reintegrati o «riconciliati». A loro tutte vada quindi il nostro saluto ed il nostro omaggio riconoscente.